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1 (1650) La Turchia
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Dé 10. e 23. di Decembre 1616. 761cento oncie d'oro, e cinquanta d'argento: per-che poi questa particolarità d'oro e d'argentonon ſaprei dire; ma m'imagino che ſia cerimo-nia consueta, Dio sà a che fine. L'acconcioche la mia sposa portò assai galante; pieno di la-uori di seta alla Turchesca, di ricami ricchi d'o-ro e di perle, e d'altre galanterie alla Orientaleche in Italia ſarebbero ſtate tenute in molto pre-gio; per moſtrare vn poco di generoſità Roma-na a queste genti, che poco ancora mi conosce-uano, hauendo io prima regalato la sposa di ciòche bisognaua, dopo hauerlo gratiosamente ri-ceuuto, e mostrato di tenerne conto, lo riman-dai tutto in dono alla sua sorella, dopo lei maggior di età, che a maritarsi doueua esser più vi-cina: e volsi che vi andassero fin le scarpe, fin'ipannicelli, & ogni minuzzeria, hauendo io giàproueduto la mia di tutto ciò a bastanza. Que-sto atto di liberalità, che da loro, per la nouita,fù molto esaggerato, a me parue assai poco: poi-che, già che mi contentaua di non hauer dote,contra l'vso della mia terra, poco era che nonhaueſſi nè anche l'acconcio. Sopra di che, e del-le altre cose raccontate, se il nostro Signor Dot-tor del Rè, con quella ſua rigidezza Catoneſca,con la quale altre volte mi hà ripreso; se il com-pare Andrea, di quando in quando spiritual-Dddddmen-