220Lettera 6. da CostantinopoliDe' 13. di Giugno 1615.OLTO auara mi è V. S. dellesue lettere, da me quanto quel-le di qualſiuoglia altro deſiderate: poiche non ſolo da ſe nonmi ha ſcritto mai da gran tem-thepo in quà; ma mi deue ancherisposta a molte mie: frà le quali (se pur dellealtre volesse scusarsi, con dir, che non sia tempoancora, che le sue risposte mi siano arriuatenon potrà almeno scusarsi di quella, che portòtanti mesi fà quel Frate Domenicano; hauendoio riceuuto risposta di molte altre mie, che por-tò il medesimo; & hauendone anche da Napoliriceunte molte, assai più fresche; e tal'vna, conla quale potrebbe esser venuta la risposta di V. S.ad vn'altra mia scritta dopo, se i souerchi pen-sieri, e fastidij de' suoi soliti esercitij non le ha-uessero, come forse penso, tolto la memoria diconsolarmi con quattro righe. Basta: sia comesi voglia, con tutto che V. S. mi tratti male diquesta maniera, non voglio mancare io dal miocanto di far quello, a che mi obliga la stretta, ecara amicitia, che tengo con lei. Le darò dunque
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1 (1650) La Turchia
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220
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