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1 (1650) La Turchia
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Lettera 17. da Baghdad760la potenza de' ministri Turchi, cattiuatimi conpresenti, che opposi a certi, che disturbauano& impediuano, vinsero in conclusione, e co'lconsenso anche del vecchio, mi fecero hauer ladesiderata palma. Non vi era da disputar delladote, perche in tutta l'Aſia le donne non dannodote alcuna ai mariti; e solo dalle case loro por-tano copiosa supellettile, che noi chiamiamoacconcio, secondo la qualita di ciascuna: nonperò di sole biancherie, come frà di noi si vsa;ma di quelle, di vesti, di ornamenti d'oro ed'argento, di gioie, di masseritie, di animali daseruigio, e fin di schiaui e schiaue. I mariti poidonano alle spose altrettanta supellettile; e nelcontratto del matrimonio promettono loro, se-condo che restano d'accordo, la donatione perle nozze; la quale non si paga, se non nel casodella morte del marito, e fra Mahomettani an-che in caso di ripudio, quando dal marito ven-ga il farlo. Conforme a questo costume, anti-co, e riceuuto, anch'io conuenni; che bendoueua io solo accommodarmi all'uso di tuttovn paese, e non il paese a me solo accommo-darsi. Nel nostro contratto, la donation chepromisi, se ben fù delle più honoreuoli chenella città si vsassero, con tuttociò a rispetto diquel che corre frà noi, non fù gran cosa: cioè,cento

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