758 Lettera 17. da Baghdadmediare al mio male, in altro modo immedica-bile, proponeſsi in ogni modo di acquiſtarme-la; & vsassi ogni mezo, ogni via, per venireal fine de' miei non ingiusti, & honesti deside-rij. Come fù, domandarla in matrimonio; pre-gare, e raccomandarmi, in particolare allaMadre, che conobbi a me più inchinata, conaffetto straordinario; e con maniere in verotroppo libere, & alle volte strauaganti, che inItalia con altra madre non haurei vſato già mai;ma però efficaci, & a lei care, con le quali mol-to me la cattiuai. Vn giorno, trà gli altri, chequasi inginocchiato le presi vna mano, e ba-ciandogliela giurai, che non mi ſarei leuato maidi là, se non mi hauesse promesso sua figliuola.E perche ella, attonita, e presa da questo attostrano, da vn canto volonterosa ridendo accon-sentiua, dall'altro pur'incerta alquanto e ritrosarispondeua dubbio; io al fine, interpretando larisposta dubbia a mio fauore, quasi che hauessedetto di sì, la ringratiai; e salutatala mia suo-cera, mi leuai in piedi, e stendendo le braccia,ardij fin di baciarle, come genero, la fronte:a i quali eccessi, non sò, se la corrispondenzache io trouaua di amoreuolezza, ò pur lo spro-ne che mi pungeua dell'importuna mia passio-ne, con tanto ardore m induceua. Non fù pe-ro
be haure colu
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