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1 (1650) La Turchia
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Virg. A.neid. 3.

Lettera 15. da Aleppo638liti gl'Iddij di concedere a i mortali, che a iNumi loro hanno portato particolar diuotione.Si che, inanimato da questa speranza, e damille altri generosi pensieri, che adesso nonmi è lecito di porgli tutti in carta, mi accingoal partire allegramente. V. S. frà tanto, che so,che stà con desiderio aspettando il mio ritorno;se questa poca tardanza le sarà molesta, si conso-li con la certezza, ch'io le, che senz'altro sa- de' primi a riuedermi,Si quando Tybrim, vicinaque Tybridis aruaIntraro, gentiquè meae data moenia cernam;poiche, come per altre mie più volte le scrit-to, Parthenope, di sicuro, prima che'l Tebro,mi vedrà. Parthenope, dolce, e caro mio di-porto, albergo felice delle Ninfe marine, patriafortunata della bellissima mia Pescatrice Belisa;la quale, prego i Fati, che mi concedano dipotere vn giorno riuedere, all'ombra degli ſco-gli, ò di Mergillina, o della Sirena: doue almio Signor Mario, (eh, dicianlo pur poetica-mente) al mio Maspano, presenti le Ninfe, &ascoltanti i Pescatori, racconterò a bocca, se cosìgli piacerà, tutto'l ſucceſſo delle mie peregrina-tioni. Le quali, quando, come io spero, nonsiano

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