6De 16. di Settembre 1616.37arditamente alla sua habitatione penetrasse,non si desse a caso, in preda. Difficultà, gra-ue in vero, e che non può di leggiero superarsida chi non è parimente audace e scaltrito. Ionondimeno, non resterò per questo; nè cessero dall'impresa, confidato in Dio prima, e poinel mio solito ardire, che sempre suol'essereaccompagnato da buona fortuna. Anderò dunque: non temerò l'aspetto de i Giganti: miappresserò a loro, quando anche la battagliasara più feruente: entrerò in mezo alle armi:sprezzerò l'ira de combattenti, e le percosse:passerò, in somma, con l'aiuto del Cielo; e for-se, in passando, ferirò quello de i due, chesembrera a me più nemico del mio nome, oue-ro della causa manco giusta difensore. Passato,ch'io sia, e giunto, doue andar presumo, sele bellezze dell'Aurora mi riusciranno tali, qua-li dalla Fama loquace mi sono state dipinte; es'haurò fortuna di esser da quella accolto, e fat-to degno de' suoi congressi, come io bramo;confido, che i miei passi non debbano esserein vano malamente sparsi: poiche la Dea, inricompensa di tanto amore, e di tante faticheche haurò fatte per lei, non potrà esser che nonmi rimandi nella mia patria honorato d'alcundono pellegrino, di quelli, che sono stati so-liti
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1 (1650) La Turchia
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637
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