Druckschrift 
1 (1650) La Turchia
Seite
504
Einzelbild herunterladen
 

Lettera 13. da Aleppo504tà, indegni affatto d'huomini liberi. Questeconsiderationi, che sono le medesime, che hòscritte parlando del Bascià di Gaza (co'l quale an-che erano minori; perche, come dissi, quelloera huomo molto cortese, e questo di Gierusa-lem era vn furfante, a dirlo a lettere di scatole)mi fecero parere il conſiglio del Signore Scarlat-ti, benche fedele, & amoreuoliſsimo, non buo-no per me: pero, tacendo a lui la cagione perbuon riſpetto, feci riſolutione di sfuggire in ognimodo la viſita del Sangiacco; e di ſtare vn pocoa vedere che cosa hauerebbe egli fatto: ma perpreuenirlo, come diceua quel gentilhuomo, vimandai il giorno ſeguente dopo l'arriuo, il Ca-pigi; il quale gli diede conto della mia venuta,gli preſentò il Comandamento, e di più vna let-tera del Mosti suo parente assai calda in mia rac-comandatione; della quale accuratamente in Co-stantinopoli il mio Signor'Ambasciador di Fran-cia mi haueua proueduto; e sapeua, che forse piùche del Comandamento, ne haurebbe tenuto, co-me ne tenne, conto: e tengo certo, che quellasola lo facesse risoluere ad esser con me vn pocomodeſto, benche non laſciaſſe di fare il ſuo de-bito, come appresso racconterò. Mi scusò an-cora il Capigì, dicendo, che io non era andato avisitarlo, e perche non sapeua la lingua, e perche

21.