Lettera 13. da Aleppo498rusalem, attrauersando sempre montagne, e val-li: le quali, benche siano alpestri, sono nondi-meno tutte fruttifere, per la diligenza degli agri-coltori. Era solito mio ogni mattina di camina-re a piedi qualche miglio, mentre era fresco, perfare vn poco di esercitio: ma quella mattina, pas-sando hora vna montagna, e passandone horavn altra, mi trouai in fine di esser tanto vicino al-la Santa Città, che mi parue bene di fornire apiedi il viaggio, come anche per diuotione con-ueniua. Si che, vestitami la tonica, innanzi atutta la carouana passo passo me ne andai, fin cheverso mezo giorno arriuai alle desiderate mura;hauendole poco prima scoperte, quando era nonpiù che vn miglio lontano: perche per esser lacittà in sito piu basso della strada, che vien d'altofrà le montagne, non si vede molto da lungi.Era la porta doue giugnemmo, quella che chia-mano di Rama, & in Arabico Bab el Chalil; està vicino al Castello, ò Cittadella, che confinacon le mura. E perche i Padri Francescani, chericeuono i Franchi nel Conuento loro, furonoauuisati della nostra venuta; venne fin'alla dettaporta il Padre Vicario stesso con molti de' suoiFrati a riceuerci, che è solito di riceuer semprein tal luogo i Pellegrini: e quiui ci trattenemmoalquanto, perche per entrar dentro bisogna licen-za.
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1 (1650) La Turchia
Seite
498
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