De 15. di Giugno 1616.497era giusto, secondo'l solito e'l douere. Si con-tentarono gli Arabi; & io per assicurarmi, che aquelli, che si tratteneuano a pagare, non fossedato fastidio, ò non fosse fatto pagar maggiorsomma della douuta in contracambio della nostrafranchigia; feci alto con tutta la gente, e nonvolsi partir di là, fin che tutti non furono spediti:il che fatto, se ne andarono gli Arabi con Dio, enoi tornando a caminare, seguitammo innanzifin'alla sera al tardo, che ci fermammo, e dor-mimmo la notte sotto alle mura rouinate di Em-maus; Terra, che all'hora io non conobbi; per-che, domaudando del nome, mi dissero, che sichiamaua, come veramente si chiama hoggi dapaeſani, Cubeibi: tuttauia m'imaginaua, chefosse stata cosa notabile, benche adesso sia distrut-ta, e con pochiſſime caſe, ò più toſto tugurij dipastori; perche vi vidi rouine di molte fabrichemagnifiche di pietra, e cisterne, cauate a forzadi scarpello nel duro sasso della montagna; in ci-ma della quale stà la villa, circondata d'oliui, eda terreni fatti a forza fruttiferi, con sostenerglisopra la pietra con pietre, come fanno a puntonelle montagne di Genoua.La seguente mattina, che fù il Martedì Santoa ventinoue di Marzo, partimmo da Emmaùsnon molto a buon'hora, & andammo verso Gie-rusa.Rrr
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