Lettera 13. da Aleppo94non faceuano altro, che raccomandarsi a Dio, conqualche ragione, perche il passo era veramentepericoloso, e da ladri: e stauano sole, in manodi camelieri Arabi, che forse con pensiero di farloro qualche burla, le haueuano fatte reſtare in-dietro a quel modo. Si che, arriuando io là,non mi parue bene di lasciarle; ma volsi tratte-nermi con loro: e perche i cameli, veramente,non poteuano ben salire; le feci scender dalle ce-ste, e messele sopra somari, le andai sempre ac-compagnando pian piano, facendomi andare icameli con le robbe innanzi; fin che vscimmoda quelle anguſtie, & arriuammo al fine tuttal'altra compagnia in vna strada vn poco miglio-re, ma pur alpestre, in mezo, e quasi in cimadelle montagne: e credo certo, che non fosse lastrada ordinaria de'cameli, ma vn altra che soglio-no far le altre bestie, presa forse da camelieri per-che era vn poco più corta. In quel luogo, douetrouammo gli altri noſtri compagni, hauemmovn altra volta da far battaglia, per dir così, congli Arabi: perche vna gran banda di loro, parte a piedi e parte a cauallo, armati tutti d'archi,di lance, e di scimitarre, e changiari, era venu-ta sopra le nostre genti, & al solito voleuano de-nari. Noi, non vi erauamo. Lorenzo, che erarestato a guardia delle robbe, non voleua dar nien-te,
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1 (1650) La Turchia
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494
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