4⁸⁹De' 15. di Giugno 1616.tà; mi fù mostrato il luogo, doue era il palazzoantico, che rouinò per opera di Sansone; quando Iud. 16.rompendo le colonne, che sosteneuano vn granbalcone, si vccise insieme co'i Filistei nella roui-na della casa. In faccia a questo colle, se ne vedevn'altro vicino, ma fuori della città; & è quello,Iud. 16.doue Sansone portò in sù la spalla le porte di Ga-za, che haueua aperte e rotte per vscirne fuori,quando l'haueuano serrato dentro, e fatto prigio-ne, se ben mi ricordo. A quel monte, ò colle,là fuori ancora volsi andare, per veder anche ilpiano della valle frà mezo, che è amenissimo, epieno di giardini, con alberi di agrumi, e d'altresorti, assai belli. Hebbi, andandoui, vn buo-nissimo incontro; perche vi trouai le donne emogli del Bascià, che erano vna truppa di più diventicinque ò trenta, & esse ancora andauano aspasso; e, come in quelle strade non vi era gente,andai ragionando e dicendo galanterie con lorovn gran pezzo: perche, parlando io loro in Tur-co, che è quanto a dire in lingua cortigiana (poi-che quella del paese è Araba) haueuano esse grangusto, come a punto farebbero in Napoli le Da-me di Spagna, trouandosi con istranieri, cheparlassero loro Spagnuolo. Conobbi, che eranole donne del Bascia; perche le seguitai fin'a casa,e finalmente le vidi entrare in Castello. Basta,per99
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1 (1650) La Turchia
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489
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