Lettera 13. da Aleppo490per quel giorno hebbi gusto, e mi dispiacqueassai, che non haueua addosso qualche galanteria,mallimamente di Christiania, che glie l'hauereidonata volentieri. Il Sabato poi, partij da Ga-za, con tutto che gli Ebrei mi pregaſſero moltoad aspettargli, perche restauano alcuni passi vnpoco fastidiosi per gli Arabi: io nondimeno, nonsolo non volsi far loro la gratia, parendomi, chenon la meritassero; ma di più, a mia requisitio-ne, feci spedire anche molti altri della carouana,accioche venissero meco; & hebbi tutti quelli,che voleua, come le Donne, i Preti Abissini, emolti altri poueri Christiani di varie sorti: liquali volentieri mi seguitauano, perche con me,ne passi de datij, ò passauano franchi, ò, pagan-do io per loro qualche bagatella, pur gli faceuascapolare, & in somma si trouauano sempre megliocon me, che con gli Ebrei. Restarono dunquei Giudei con molti altri, che non poterono spe-dirsi a tempo; & io, con la mia compagnia, checredo, che fossero poco men di cento persone,seguitai il viaggio. Caminauamo per paese assaibuono, e simile a punto a i nostri dell'Italia; equella sera ci accampammo sotto vna Terra dettaEsdùd, che era pur anticamente vna delle cittàprincipali de Filistei, forse Azoto antica. L'altrasera, andammo ad alloggiare sotto a Rama; cittàpur
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1 (1650) La Turchia
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