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1 (1650) La Turchia
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Lettera 13. da Aleppo486tana, per diuotione in Gierusalem: e percheV. S. sa, che è debito de'Caualieri d'hauer curadelle Donzelle; hauendone noi tenuto sempreparticolar protettione, e regalatala tal volta al me-glio che si poteua; con questa occasione ne gode-uamo anche honesta conuersatione. E cosi an-cora di certe Monache Greche Candiotte, vn po-co attempate, ma di molto garbo; le quali pur,hauendole io seruite alle volte per la strada, ha-ueuano fatto meco grande amicitia; e mi hannopoi messo tanta affettione, per mezo della lor lin-gua Greca, che io intendo alquanto e parlo, chese io andassi mai in Candia al loro Monasterio diSan Giouan Teologo, non si può dir che acco-glienze mi farebbero. Oltra di questo, vi era(e di gran ricreatione) vna Mora nera di bel-l'humore, che daua spasso a tutta la brigata; &era condotta da vn Turco, non, se amante òmarito, ma balordo assai bene, e questo era ilgusto; & essa che lo conosceua, gli sapeua dar benla quadra, quando bisognaua.Con questi trattenimenti che V. S. inteso,seguitando il viaggio, dopo hauer passato diuerseville e castelli, come Chanionòs, & altri, cheper breuità non nomino; arriuammo il giornode ventiquattro di Marzo a Gazą, città famosa,principio di Palestina, e terra di Filistei; de' qua-li,