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1 (1650) La Turchia
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De' 15. di Giugno 1616.ca, che pareua almanco terra da huomini, e nonda fiere seluaggie, come le passate. In questiterreni buoni, quando li trouauamó, ci piglia-uamo spesso gran gusto di caminare a piedi lamattina a buon'hora, e la sera per lo fresco; e nonera mai senza piacere, perche nella carouana nonmancauano conuersationi, e trattenimenti. Viera in prima vn buffone, brutto di vita, gobbo,e mezo storpiato, il quale al suono di certi tim-pani moreschi accompagnati da musica simile,andò quasi sempre per tutta la strada ballando, ecantando all'vsanza del paese da far ridere, innan-zi alle ceste di certe donne Ebree, ciuili, e di ap-parenza, per gusto delle quali veniua; che iocerto stupij, come era possibile, che potesse resi-stere a tanti scotolamenti e moti di vita, che andaua sempre facendo ogni giorno. Vi era anco-ra il Maimongì, cioè colui da 1 Maimoni, chene conduceua quattro ò cinque, vno più ammae-strato dell'altro; e chi gli andaua in groppa, chiinnanzi cauallo, chi a piedi, e tutti di quando inquando faceuano giuochetti di buonissima gra-tia. Haueuamo di più in carouana vna donzel-la errante; che non sò come si chiamasse, ma lachiamauamo la piccinina, perche era molto pic-ciola, e giouane; e co'l suo padre e la madre vec-chiarelli, andaua essa ancora, benche Mahomet-tana;