Lettera 13. da Aleppo484come ſpiritato, che aſpettaſſero: ma non lo vol-sero mai vbbidire, tanta era la paura che haue-uano; & io haueua vn sonno tanto grande, chenon fù possibile che mi leuassi per allhora: si chegli lasciai andare a Diauolo, e restai solo a dor-mire due ò trè altre hore: ma feci restar con meper guardia il Chiechaia del Beig co'i suoi venticaualli, che mi haueua dati, più per seruigiomio proprio, che dell'altra carouana; e con essipoi, caminando tutta la giornata appresso fin adue hore di notte, arriuai finalmente a mettertenda nel luogo medesimo, doue prima di me siera fermata la carouana sotto vna fortezza dettaArisc. Tenni a mente la mala creanza degli E-brei di non hauer voluto aspettare vn poco; egiurai di rifargliela, come feci a suo luogo e tem-po. Haueuamo già cominciato a scoprire il marMediterraneo, e lasciandocelo a man sinistra,l'andauamo sempre costeggiando non molto dilontano; e'l giorno che partimmo da Arisc, ben-che caminassimo per lo medesimo deserto, co-minciammo nondimeno a trouar terra con herba, che molto ci rallegrò: ma più il dì seguen-te, che non solo herba trouammo, ma campi fio-riti, e fertili, con ville; e quello che più mi piacque, non più pianure tanto rediose, ma collicellivaghi, con reliquie anche di qualche fabrica anti-ca,.
Druckschrift
1 (1650) La Turchia
Seite
484
Einzelbild herunterladen
verfügbare Breiten