Lib. 2.cap. 76.
Lettera 13. da Aleppo478mini, pareua a punto la fortezza dominante lacittà. Il giorno appresso, fummo accompagna-ti dall'Aga di Corein co'i suoi caualli, che perquelle pianure fecero spesso molte correrie, perdarci guſto, e giuochi all'Arabeſca, con certi ba-stoni che portano, ò zagaglie corte; che sono apunto quelli, che noi il Carneuale rappresentia-mo coi giuochi delle canne, e coi Caroselli.Piantammo la ſera la tenda in vn bel prato cintod'alberi a vista d'vna Terra grossa, che si chiamaSalahia; doue anche, perche è vn di quei passi,oue si paga gabella, per questo negotio ci fer-mammo tutto'l dì seguente: ma l'altro poi tor-nâmmo a caminare, & entrammo di botto neldeserto, & in quelle pianure sterili, che raccon-ta il Belonio, d'arena tanto molle, che le bestiecon molta difficultà vi caminano; e'l mio Ca-melo, con tutto che fosse di somma bontà, e sen-za dubbio il miglior di tutti, cadde nondimenoin quel giorno più di ſette volte. La notte, ciaccampammo nel medesimo deserto, in vn luo-go doue si troua vn poco d'acqua; e la mattinapartendo con tantin di pioggia, caminammo perpaese simile, fin che a due hore dopo mezo gior-no arriuammo a Cattia; sotto al cui Castello, sca-ricammo le bagaglie, e ci posammo il resto diquel giorno, con due altri seguenti. E la cagio-ne