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1 (1650) La Turchia
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De' 15. di Giugno 1616.477rusalem in pellegrinaggio; tanti Greci, & altrediuerse persone; che si fece vna honesta compa-gnia, Mentre mi trattenni in Bilbeis, andandoa spasso per la campagna, osseruai, di notabile,la pianta che fa la Hna, ouero Hanna, ò Alcan-na, come dicono i nostri, da tinger le mani del-le donne, & i crini e le code de caualli, dellaquale credo d'hauere scritto altre volte a V. S.Gran quantità se ne in quei campi, e dellapoluere, che è fatta delle frondi che l'arbuscel-io, io ne porterò con me in Italia, doue mi dico-no, che non è conosciuta più che tanto; benchea me paia di ricordarmi di hauerui veduto nelledrogherie vna cosa simile; e di hauere inteso an-cora, che in Napoli alcune donne, massimamen-te canute, l'usino per darsene la bionda. Alli tre-dici partimmo da Bilbeis con tutta la carouanache vi era; e venne insieme con noi con molticaualli quel Turco che dissi, che era Beig di Cat-tia. Caminammo tutto'l giorno, come gli altriancora, sempre per pianura, trouando spesso di-uerse ville: finalmente la sera ci attendammosotto alle mura di vna picciola Terra o Castello,fabricato nuouamente, che si chiama Corein; eperche nella carouana non vi era altro padiglioneche il mio, tutti mi fecero circolo; e la mia ten-da, rileuata in mezo a tante some, bestie, & huo-mini,