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1 (1650) La Turchia
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Lettera 12. dal Cairo454con la poluere delle foglie di vna certa pianta,non se conosciuta in Italia, che i Turchi chia-mano Hanà, e vn color ranciato acceso, che molto bella vista; e forse V. S. ne hauerà vedu-to in Roma alle volte tinte le code, ò i crini, dialcuni caualli, che sogliono venir di Polonia, òd'Vngheria. Oltre alla pittura de i nostri came-li, gli ornati anche tutti di basti e fornimentinuoui fiammanti, pieni d'ogn'intorno di cordo-ni e fiocchi di seta (per darmi nell'humore) cre-mesina e gialla; & in fine gli fatti tanto belli,che mi farebbono venir voglia di andare all'In-die, non che in Gierusalem. Haueremo, di piùde' cameli, vn par di caualli buoni, che glicomprati il mio Capigi per condurgli in Costan-tinopoli, doue i caualli del Cairo sono molto sti-mati; e ci seruiranno, per fare il bizzarro allevolte per la strada. Haueremo anche vn asinello per andar talhora poſato di portante alla pelle-grinesca; però la somma del viaggio io me la fa- al solito dentro alle mie ceste, ò bare, nellequali mi trouo commodo in eſtremo. Lorenzo,che non è goffo, fatta l'esperienza dell'altro viaggio, si è risoluto di andar egli ancora dentro a ce-ste; e si è accordato co'l pittore a caricarsi vn perbanda in vn camelo: ma il pittore, paura,che se ne pentirà; perche è molto lungo, e den-tro