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1 (1650) La Turchia
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De' 25. di Gennaio 1616.449.arriuo mi sentiua vn poco stordito, per la muta-tione del clima, come credo, che e molto dif-ferente, ma subito cacciai mano a dieta rigoro-sa, che, secondo me, è la miglior medicina delMondo, massimamente per gli sani; e con quel-la mi rimisi a sesto di maniera, che adesso stòmolto bene, e con più appetito assai, e più for-za, che non soleua stare in Costantinopoli. Queldente, che, se V. S. si ricorda, mi nasceua inNapoli con molti dolori, dopo hauermi in Co-stantinopoli trauagliato più volte ne i crescimen-ti della Luna, finalmente qui in Cairo cauatofuori la quarta, & vltima punta, e non mi tra-uaglia più. E grande, e grosso assai: ma mi stu-pisco come habbia tardato tanto a venir fuori,perche gli anni miei paſſano hormai la ſtagioneda metter più denti. Del resto, me la passo alsolito, piu allegramente che si può, e con me-moria continua degli amici miei; fra'i quali, giu-ro a V. S., ch'ella e della prima classe: e non glielo dico con più esaggerationi, perche certo,che me lo crede. La prego a tener me ancora ap-preſſo di ſe in luogo ſimile; & a far da mia partemigliaia di baciamani al Signor Coletta, al Si-gnor Andrea, al Signor Dottore, al Signor Arpi-no, al Signor Piergiouanni, & a tutti quelli, insomma, che mi vogliono bene: & 10 a V. S. in-sie-LII