Lettera 11. dal Cairo442mo ad alloggiare sotto a quel castello di Agirùd,del quale vn altra volta hò fatto mentione. E dilà, passati i passi sospetti de' ladri, senza veder purvn'anima, fui lasciato dalle carouane, che haue-uano più fretta, & io a bell'agio, secondo il soli-to, me ne venni nel Cairo, doue giunsi la serade i dodici di Gennaio; & ancora a spasso mi citrattengo, e tratterrò, fin che sia tempo di anda-re in Gierusalem. Non ci mancano qui ricrea-tioni da passar l'otio; e trà le altre habbiamo nel-la nostra contrada vn mercante Francese, & vnaltro Napolitano, che hanno in casa le loro Mo-gli, e donne, e con quelle facciamo spesso con-uersatione; hora ballando la notte nella strada alumi di candele, & hora il giorno in giardini: co-me a punto la Domenica passata, che io a loro,& a molti altri amici feci in vn giardino vn pocodi ricreatione. Per la città non si va a spasso, per-che c'è troppa gente, & è troppo impacciata, chenon ſi può caminare: ſi và ſolo quando ſi hà dafar qualche seruigio, & allhora sopra asini corren-do a scauezza collo, che per la lontananza de iluoghi, e grandezza della città, non ce ne vuolmanco. Di questi asini, non bisogna tacere a V.S.,che in ogni paſſo principale del Cairo ſe ne tro-uano a vettura, come a punto delle seggette inNapoli; e con ogni bestia viene vn'huomo; òfan-
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1 (1650) La Turchia
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442
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