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1 (1650) La Turchia
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De' 25. di Gennaio 1616.435le sorti. Io, che di tutte desideraua hauere, evedere anche il modo di pigliarle, la mattina, chevenne appresso, e fù la prima dell'anno presen-te 1616. feci apprestare vna barca, e con quellaa vela (che altrimente non vanno) entrato den-tro al mar rosso alquanto, me ne andai a pescare.Era la barca di fattura strauagante: perche i suoilegni dell'ossatura, che erano anche pochi, e sot-tili, non da chiodi, ma da corde impegolate era-no giunti insieme; e tutto'l resto dell'armatura,in vece di tauole, era di cuoio; e la vela di stuoia:ma io non me ne marauigliai punto, perche sù'lNilo ne haueua veduto delle altre, che vengonodi lontano assai dal Sahid, e fin dall'Habesc, co-me qui dicono, ouero Abissia, cioè dall'Ethiopia;e son fatte di pezzetti piccioliſsimi di legno, vni-ti inſieme, ſenza ferro alcuno, da cauicchi delmedesimo legno. E queste barche, portano perlo Nilo in Cairo gran quantità di mercantie; equando l'hanno ſpacciate, i padroni disfanno labarca, e vendono anche i pezzi di legno per bru-ciare, ò per altro, che in Egitto molto cari ſi com-prano, & essi se ne tornano per terra al lor paese.Questo compor le barche, ò con legni in vece dichiodi, ò con funi, come hò detto, che son quel-le del mar rosso, non si fà per quei monti di cala-mita, che dicono alcuni bugiardi, e molto allolii 2spro-