Exod.17.Lib. 2.cap. 64
Lettera 11. dal Cairo428conduceua tuttauia per la mano, non sarebbestato possibile a ridurmi quella sera all'albergo.Ma, guidandomi egli brauamente, ci arriuam-mo poco auanti notte, e gridammo di lontano,che ſi accendeſſero buoni fuochi; a i quali ci ſpo-gliammo, e mutammo tutti, che erauamo zuppidentro, e fuori. Io me ne andai a letto, & iui ce-nai molto sodisfatto; ma, prima della cena, ilMonaco mi fece bere vna scodella di acqua caldacon zucchero, che mi disse esser buona contra'lrifreddore. Ne beuue egli ancora, e Tomaso;& io veramente del patimento di quella giornatanon sono stato rinfreddato. La mattina seguen-te, per la strada della valle, e del piano, tornam-mo al Monasterio grande; e se bene haueuamoasinelli, io volsi andare a piedi. Vidi per la viadentro alla valle trà l'Horèb, e'l Sinai, ma a' pie-di dell'Horèb, vn sasso naturale in quel luogo, espiccato intorno dal resto del monte, come vngran piedistallo; che dicono esser quello, che verso l'acqua a gli Ebrei, percoſſo da Moisè. Il Be-lonio riferisce pur di hauerlo veduto, e lo descri-ue: ma dubito che non l'osseruasse bene; percheparla egli di vn certo ruſcello di acqua, che correhora iui presso, ma co'l sasso non hà da fare; eper quello dubita, se la pietra del miracolo si deb-ba credere esser questa, che si mostra, ò pur qual-che