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1 (1650) La Turchia
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Letterà 11. dal Cairo.306miei; si compiacque di farmi questo honore didire a tutti, che io era suo nipote, e per talemi fatto conoscere e trattare in tutte le scrit-ture. Si che con questi buoni apparecchi, e conla compagnia, che dissi di sopra, m'imbarcai, efacemmo vela alla volta di Alessandria; doueconueniua andare a sbarcate, per veder l'Egit-to, & andar, come era il mio intento, al mon-te Sinai, prima di visitar la Terra Santa. Scri-uo tutte le minuzzerie, perche che a V.S.&agli altri amici è caro di saperle, e me ne han-no fatto istanza altre volte; però, se le riuscissitedioso, si doglia di se stessa, e non di me. Pertornare a proposito: Nauigando con buon ven-to per lo stretto di Costantinopoli, che è lungodugento miglia; il giorno seguente, a mezo di,arriuammo a Gallipoli, doue conuenne dar sondo, per far le solite speditioni de i vascelli: lequali hauute, e così anche quelle di Abido nellabocca, che le mandammo a pigliat con vna bar-ca, per non hauer da calare vn'altra volta le ve-le; alli ventisette ci mettemmo di nuouo in ca-mino; e'l medesimo giorno, vsciti dallo stretto,passammo anche con vna buona Tramontanain poppa, l'isola di Tenedo, dentro al canalefrà la terra ferma e l'isola; e di vidi vn'altravolta, e salutai di lontano il palazzo d'IlioneIIdi