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1 (1650) La Turchia
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II

300 Lettera 10. da Costantinopolidarsi a i Greci, e per mostrarsi non men di loronell'ornato de' lor tempij, curiosi.La cosa profana, che da narrarle, è la ve-nuta dell'annuo tributo, ò entrata, che vogliamdire, dell'Egitto, e del presente del Bascia delCairo, che gouerna quella Prouincia, al GranSignore; che a punto in questi giorni arriuò.Erano seicento mila zecchini, di moneta nuo-ua di quel paese; e questa e l'entrata, ò tributoordinario, che di viene ogni anno: ma perche il Bascia vi aggiunge sempre qualche cosa disuo donatiuo; vi era di più, che questi zecchiniveniuano portati tutti sopra some in tante cestefatte di verghe di argento: vi erano anche mol-ti caualli di Egitto, che qui si stimano assai,bardati tutti nobilmente; & altre galanteriepiù minute, nelle quali non posi tanta cura. Piùdi questo, nella Città, non veduto cosa al-cuna di nuouo. Fuori, veduto le campagnesopra'l mar nero; perche pochi giorni fa andaicolà a visitare il Signor Ambasciador di Francia,che ancora vi staua ritirato, licentiandomi dalui per la partenza, che in breue io doueua fare;e mi trattenni seco da quattro o cinque giorni,fin che egli ancora, per esser già la peste nellacittà cessata affatto, si risoluette di ritornarsenein casa; e così Domenica passata a notte, venen-do il