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De' 27. di Giugno 1165.263quel, che altri crede: ma le confe$$o, che quellaauidità, innata in me, di arriuare a certi finilodeuoli, mi traporta alle volte vn poco, e mivà offuscando talhora, se non acciecando, il Basr,ouero la Basiret, cioè la vista dell'intelletto. Mami par d'esser degno di scusa, perche i mieipenſieri non ſono ignobili: non mi diſtolgonodal mio debito coſe indegne: non mi ritengo-no affetti vili: sono innamorato solo della Glo-ria, la quale alla fine è figliuola della Virtù; edelle cose caduche, è senza dubbio la maggiorbellezza, che habbiamo in questo Mondo, so-lita d'inuaghire ogni animo, che brami alzarsidal fango. Di piu, l'interesse mio nell'acquistodi lei è tanto congiunto con quello della casamia stessa; che non posso io far guadagno alcu-no in questo, senza che ella ancora non guada-gni molto: di modo, che mi par che possa contentarsi, che io mi affatichi alquanto per vtilcomune; e se arrischio qualche cosa, bisognaconsiderare, che non si dà nel Mondo mercan-tia giusta, senza pericolo; e che non sarà maibiaſimato colui, che arriſchierà vno di capitale,per cento di guadagno; nè si può dir pazzo chicompra diamanti e perle pretiose a prezzo ho-nesto di moneta, quando ben'anche fosse d'oro,ò d'argento. Patiſce qualche poco la mia caſaper