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1 (1650) La Turchia
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III

Lettera 7. da Costantinopoli262propoſito, per difetto di non potere intender-gli bene. Basta, a qualche cosa seruirà. Tengopoi vn altro libro, doue scriuo diffuſamente ledichiarationi di tutte le parole; & in somma miaiuto quanto posso, nè manca per voglia, chene hò tanta, che non si può dir più. Mi vadoanche prouedendo di libri quando me ne capi-tano, e non mancherò di riportarne alcuni. Ili-bri Arabi, che V. S. mi hà commessi, li fò cercare con diligenza, e ne hà pensiero il mio mae-stro, che come hò detto è di natione Arabo, eforse prima che io chiuda questa lettera, glienedarò qualche auuiso più particolare; e sia sicu-ra, che non manchero di diligenza, poiche seruir V. S. in cosa, che le sia di gusto, e cosa, cheio l'ambiſco, e deſidero in eſtremo.Mi reſta da riſpondere ad vna parte della let-tera di V. S., che contiene quei buoni ricordi,e consigli, che mi dà, de quali sommamente laringratio; conoscendo bene, che procedono davolontà sincera, e da vero affetto di cuore, e perconchiuderla, da solo amore verso la personamia. Mi dice V. S. che solleciti il viaggio, eche penſi almeno vna volta il giorno a quel cate-naccio, che potrebbe mettersi alla mia casa, &c.Le rispondo, e le giuro certo, che lo tengo amente, e che ci penso di continuo, forse piu diquel,