De' 27. di Giugno 1615.59molta diligenza. Dopo questo, sono stato duealtri meſi e più ſenza lettioni, arrabbiando, chemi veniua in fastidio la vita: ma non c era ri-medio, perche in fatti non ci sono huomini at-ti. Finalmente il Signor'Ambasciadore, perconsolarmi, hà fatto di maniera, che venga adarmi lettione vn' Ebreo trà loro di gran ripu-tatione, che è il Chiechaià, ò colui che fa ifatti di tutto l'Ebraismo. Piglio lettione horada costui, e ne hò già hauute noue in tutto, everrà ogni giorno. Per se stesso, sà assai: maper altri, e per insegnarmi, non solo non è co-me quell'altro, ma mi fà stentar come vn cane.E Arabo naturalmente di lingua, perche di na-tione è di Gierusalem, & è stato lungo temponel Cairo, onde la lingua Araba buona la par-la, come io l'Italiana: sà anche d'Ebraico; macome nell'Ebraico costoro non istudiano congrammatica, ma solo per pratica, non intendepenitùs i termini. Di più, non parla in lingua,che io intenda, e non ſi può eſplicare; perchequella lingua Spagnuola, che parlano qui tuttigli Ebrei, oltre che è corrottissima, a lui non ènaturale; e se ben la parla, non ne intende laforza, e non può esplicarsi, che è cosa da morire; e V. S. ci compatirebbe amendue, a vedercon che stento leggiamo. Bisognerà verbi gra-tiaKk 2
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1 (1650) La Turchia
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259
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