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1 (1650) La Turchia
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Lettera 7. da Costantinopoli258tioni sopra i salmi, traducendomene due inTurchesco dall'Ebraico; perche allhora non ha-ueuamo altro libro: & in questi cinque giorni,m'insegno quanto spetta al nome, & al verbo,& in vna parola quasi tutto quello, che c'è digrammatica nella lingua Turca. Dapoi tro-uammo vn libro dell'historia di Alessandro Ma-gno, che quanto alla lingua, è il miglior libroche habbiano i Turchi; ma quanto a quel checontiene, è pieno di mille bugie, e ridicolo, alsolito di costoro; essendo stato scritto a postadall'Autore, non per narrare il vero, ma per fa-re vn Romanzo: e sopra quello il maestro midaua lettione; imparando io i vocaboli, che tro-uauamo di mano in mano; dichiarando, e no-tando le altre coſe, che occorreuano in quantoalla frase, & alla Grammatica, se pur'alcuna vene restaua. Vndici lettioni hebbi sopra questolibro, e non più. Dopo, per mia mala sorte,vennero i galeoni d'Alessandria, che portaronomolte facende alla Dogana, doue l'Ebreo haueache fare, e non potè venir più. Succedetteropoi altri casi, che fù leuato dalla Dogana, &hebbe anche non sò che disgusti in casa: in som-ma la conchiusione è stata, che il Signor'Am-basciadore non se ne è seruito più, nè io hò po-tuto più hauerlo, con tutto che ci habbia vsatamolta