De' 27. di Giugno 1615.57leua contuttociò farmi compitar come i fan-ciulli da capo, Bè oſtùn, Bè. Io gli diceua, losò: ma esso non la voleua intendere; e semprerispondeua, Señor nò: por lettra es menester saber:in somma mi faceua dare alle streghe. Ci heb-bi patienza otto giorni: finalmente non ne po-teua più, e lo mandai sù le forche, senza hauerne imparato cosa alcuna. Seppe il Signor Am-basciadore questo mio desiderio d'imparare: eperche all'hora egli ancora prendeua lettionedi Ebraico da vn altro Ebreo valentissimo inpiù lingue; fece, che questo suo venisse a darlettione a me ancora del Turco: & era vn mae-stro mirabile; perche, con occasione di hauer da-to al Signor'Ambasciadore lettione molto tempo; haueua appreso da lui quasi tutti i terminidella Grammatica Latina. Di modo che sape-ua, che cosa era Verbo, che cosa Nome, e le al-tre parti dell'oratione con le loro circostanze, eme le esplicaua molto bene: e come quegli, cheintendeua anche benissimo e l'Arabo, e'l Persia-no; mi esplicaua ancora tutte le parole di quel-le lingue, che la Turca ne è piena; e sapeuadirmene, non solo il senso quanto spetta al Turchesco, ma anche la proprietà, le metafore; &in fatti mi daua vn gusto il maggiore del Mon-do. Mi diede costui nel principio cinque let-tioniKk
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1 (1650) La Turchia
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257
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