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1 (1650) La Turchia
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De' 13. di Giugno 1615.24ne: ma noi gli hauemo dato tanto la burla, egliene hauemo dette tante, non solo io, ma ilSignor'Ambasciadore stesso, che par che gli siapassata vn poco, ò almeno lo finge per vergo-gna. Il Signor'Amba$ciadore haueua animo diritirarsi di qui, e di pigliare vna casa lontano'l mar nero: io ne haueua vn disgusto grande, che non posso vedermi in luoghi solitari,doue non sia gente, e non sia Posilipo; e mihaurebbe fatto venir l'humor malinconico, cheper me era peggio assai, che la peste: ma poi,parte per difficultà di trouar casa, già che inquella, che haueua pre$a, morì vno ò due, e nonvi volse più andare; e parte per gli miei consi-gli, si è risoluto di restare, tanto più che, comeio gli dico, in niun luogo troueremo migliorearia, che quella delle case nostre: e ne vediamol'esperienza, poiche vn giouane della casa delSignor Bailo di Venetia nostro vicino, al qualeera venuta la peste, & anche vna Schiaua di ca-sa nostra, a cui pur venne l'altro giorno, l'vnae l'altro per gratia di Dio stanno meglio, e cre-do, che camperanno: se bene in questo paeseè cosa sastidiosa, perche dura il pericolo di mo-rire fin'alli quaranta giorni: cosa, che non auuie-ne altroue; che in capo alli sette al più sono si-curi. Basta, ne campano molti, e non è così11brutta