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1 (1650) La Turchia
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VI

Lettera 6. da Costantinopoli250brutta la cosa, come si dipinge; e quello, cheme la parer manco, è, che qui gli ammalatinon si abbandonano affatto, come si in altriluoghi: ma le genti del paese ci ſon tanto auuez.ze, che si trouano persone, che li seruono, sitrouano Frati, che li confessano, e danno loro iSagramenti: in somma si muore co'i suoi gusti.Ma si muore, risponde Tomaso, guardando fiso, & inarcando le ciglia, e non ci può hauerpatienza; & io mi schiatto di ridere. Horsù,credo di hauer già detto souerchio, & infaſtidi-to V. S. Mi perdoni, se per la fretta scrittomale, e scorretto, e ne habbia patienza, perche non poſſo hauer flemma di ricopiare. Mi fac-cia fauore di ſalutar caramente da mia parte tut-ti gli amici, & in particolare il Signor Colettaco i Signori suoi nipoti, e'l Signor Andrea; econ questo, per fine, a V. S. bacio le mani. DiCostantinopoli li 13. di Giugno 1615.Disegnero il Padiglione nell'altra facciata, eV. S. mi scusi se acciauatto, perche fretta,e non compasso.#Nr.*SLet-