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1 (1650) La Turchia
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III

Lettera 6. da Costantinopoli238di cinquanta diuerse, e ne haurò delle altre an-cora: le incollerò in vn libro, e poi, ſe pur'hauròtanta patienza, vi aggiungerò anche a ciaſcunafigura quattro versi di mia mano, per dichia-ratione: basta, quel che sarà, V. S. lo vedrà,piacendo a Nostro Signore di ricondurci inItaliaL'altra cosa, di che doueua ragguagliarla, è,che alli ventisette del medesimo mese di Mag-gio, andò il Signor'Ambasciador di Francia aviſitare il Baſcià là nel Campo in Aſia; & andan-do io con lui, hebbi gusto di veder l'accampa-mento de' padiglioni di tutto l'esercito, che oc-cupaua molte miglia di giro. Non vſano trin-cee, nè fosse, nè altri ripari, come noi altri, senon sono in luogo più che pericoloso: solo nella faccia del Campo, verso'l nimico, mettonotutte le artiglierie, che qui non erano più dicinquanta pezzi, douendone pigliar molti altriper la strada. Le accommodano lontano vnadall'altra trè ò quattro passi, e le incatenanotutte insieme; di modo che i carri dell'artiglie-rie, con quelle catene, vengono a guardar benissimo tutta la faccia del Campo, che la caual-leria in particolare, di che in questi paesi più siteme, non è possibile che vi entri. Del resto,tutto l'altro campo con quei padiglioni, e conquelle

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