214 Lettera 5. da Costantinopoli.tanto notabile; e per l'auuenire sarò più breue,che credo, che non hauro proprio che scriuere,hauendo horamai veduto, e scritto quanto c'è inquesta città. Vna cosa sola mi resta da vedere& è qualche cosa del Serraglio dentro, comegiardini, camere doue viue, e dorme il GranSignore, e cose simili. Mi è stato promessoma è cosa difficilissima, e di rado si concede achi hà qualche gran mezo; e bisogna, che ilGran Signore sia fuori del Serraglio: con tuttociò ne ho speranza, e se vedrò, auuiserò V. S.del tutto: se ben credo, che haurò poco che di-re, nè m'imagino di trouarui gran cose; perchein fatti son bestie, e non hanno giudicio da saperle fare, come noi altri. Intanto per conchiu-sione di questa, voglio dar nuoua a V. S., chedall'Indie, da poco tempo in quà, è capitatavna droga nuoua, incognita qui anche a 1 piùpratichi. Potrebbe essere, che a quest'hora V.S.l'haueſſe veduta; perche mi dicono, che ne ſiastata mandata a Venetia & a Roma: il nome,non si sà, ma vn medico amico mio valenthuo-mo in queste parti, la chiama Cannella nuoua,non sapendo come altrimente chiamarla; per-che dice, che hà qualche similitudine con laCannella. In Venetia, hò inteso, che le han-no messo non sò che altro nome strauagante,che
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1 (1650) La Turchia
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