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1 (1650) La Turchia
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21De 20. di Marzo 1615.re, doue si entraua in barca, e co'l medesimoordine, con che erauamo venuti all'andare; &in quel tempo stesso, tutti gli altri Bascià, e gran-di, essendo già fornito ogni cosa, se ne andaro-no per gli fatti loro, come noi.V. S. hà inteso distesamente tutte le cerimo-nie di questi barbari; le quali, accioche megliocapisca, le mando qui inclusa, schizzata in vnfoglio, la pianta del Serraglio, cioè di quella par-te, che io hò veduto. Questo schizzo, fatto dame così in fretta, non è giusto, nè di misure, nèdi molte altre cose: ma V. S. che hà giudicio,con l'aiuto della lettera l'intenderà; & io, se pos-so, con l'aiuto d'altri, e con tempo, procureròdi farne vno più pulito e diſtinto, per riportarein Italia al mio ritorno. Non sò, se le occupa-tioni di V. S. le concederanno tempo, e patien-za da legger questa mia lettera così lunga, e perla fretta male scritta, e peggio dettata. Se a ca-so le venisse a noia, la lasci per lo Signor Colet-ta, che hà manco facende; e del fastidio, che ledesse, non ne incolpi me, ma se stessa, che nel-l'altra sua mi scrisse, che la ragguagliassi di ognicosa, non lasciando qualsiuoglia minuzzeria.Però, se hò fatto quel che da lei mi è stato im-posto, non merito taccia di cicalone; tanto più,che per questa volta si può perdonare, in casotanto

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