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1 (1650) La Turchia
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Lettera 5. da Costantinopoli.210giunti, ad vno ad vno, dentro alla porta, era-uamo messi in mezo da due Capigibasci, cioèCapi de' Portieri, che non sò quanti a questo effetto nell'entrata della porta ve ne assisteuano;&vno di quà, e l'altro di là, pigliandoci leggier-mente per le mani, a punto come soglion fareiMedici quando toccano il polſo all'ammalato, ciconduceuano innanzi a Sua Maeſta, con moltogarbo e ſossiego. Giunti vicino a lui, non mol-to da presso, ma tanto quanto bastasse, si piega-ua vn ginocchio in terra, e stendendoci co'l ca-po innanzi quanto poteuamo, baciauamo lafalda della veste, che alzata da vno de' Capigiba-ſci c'era eſpoſta alla bocca. Fatto queſto, ci al-zauamo in piedi, e tornauamo alla porta dellastanza, caminando sempre indietro, e di là su-bito vſciuamo fuori fin nel cortile, doue pur'infila ad vno ad vno aspettauamo, che venisserofuori i Baili. Finche quello di noi, che baciauala veste, non vsciua fuori, non entraua l'altroappresso; e'l tempo di vedere il Gran Signoreera cosi poco, per lo poco, che si staua là den-tro, che io non hebbi tempo di osseruar moltealtre cose, come haurei voluto. Notai ben condiligenza il Gran Signore; il quale, quando iome gli auuicinai, allettato forse da' miei pennac-chi, e da altri ornamenti non ordinari, che iohaue-