162 Lettera 3. da Costantinopoli.sappia V. S., se pur'altre volte non l'hò detto,che il Soffà, è vn tauolato, alto due palmi incirca da terra; & in capo alla ſala, occupa tuttala larghezza di quella da vn muro all'altro; e perlunghezza, lo spatio di dodici, ò quindici pal-mi, più ò manco, secondo la grandezza delle sa-le. In ogni casa ci sono, e non solo nelle sale,ma anco nelle camere, più piccioli; e ſeruonoper sedere, per buttarsi a giacere, e giacendoveder chi passa dalla strada, che ci sogliono esserfinestre intorno, & in somma per mille commo-dità, che a me piacciono assai, & hò animo difarne fare vno in Roma in casa mia. Si tengo-no questi Soffà, coperti tutti di tapeti belli; esopra, cuscinoni grandi di broccato, e d'altridrappi ricchi, che seruono per sedere e per col-carsi. Hora, come io dico a V.S., stauano leDame tutte sopra'l Soffà: ma perche erano assai,& era pieno, haueuano fatto attorno attorno,dalle trè parti de i muri, certi seditoi alti, comebanchi; in mezo de' quali, era il luogo dellaSposa, coperto da vn baldacchino (ma non al-l'usanza nostra) di broccato bianco; essendo at-torno parato ogni coſa pur di broccati molto ric-chi, ma d'altri colori. Oltra di questi seditorattorno, che erano tutti pieni, sedeuano ancoraaltre Dame sparse per tutto'l Soffà; ma più basse,in
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1 (1650) La Turchia
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