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1 (1650) La Turchia
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Lettera 2. da Costantinopoli.128Signore; cioè, marito della prima figliuola, cheè sorella di madre del Principe primogenito; egià per prima era egli ancora del numero de'Ve-ziri. Costui e di natione Turco; e se il vero mifù detto, figliuolo di vn ferraro in Galatà: maper fauor particolare, contra'l costume ordina-rio, fù introdotto nel Serraglio trà figliuoli deChristiani. Quiui, dopo esser passato in moltianni per tutti gli vffici, anche più principali,fù fatto prima Bascià del Cairo; doue esercitòqualche tempo quel gouerno, e vi si fece moltoricco. Fù poi Bascià del mare: ma per la perdi-ta delle galee preſe da quelle di Sicilia, e per lenimicitie di Nasuh, fù deposto da quel carico;& hora finalmente è stato eletto a questo altromaggiore. E' huomo prudente: più tosto paci-fico, che guerriero: non facile ad esser persuaso,ma dolce a trattare, e di buone parole: amicodel Mosti, e del mio Signor di Sansy Ambascia-dor di Francia; onde noi stiamo bene. Si è cer-cata poi con diligenza tutta la robba di Nasùh;a i seruidori e dipendenti del quale questo nuo-uo Maggior Vezir hà fatto intendere, che se han-no cosa alcuna di lui, la riuelino subito, sottopena della vita: ma chi non ne hà niente, chevada doue vuole, che non gli si darà fastidio; ecosì si osserua infin'adesso, fin co'l figliuolo stes-so, à