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1 (1650) La Turchia
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veran

127De' 25. di Ottobre 1614.ne, non ſenza ſeſpetto, che ci adopcraſſe anchearti magiche, per via di vno stregone, che tene-ua in casa. Ma pur'al fine, quando venne l'ho-ra sua, nel meglio delle felicità, cadde in vntratto, e mori; e senza saputa di chi poteua aiu-tarlo, fece vn fine così miserabile, in giorno divenerdì a loro festiuo, & in tempo di digiuno,che per esser contra ogni solito, è anche cosa danotare. Quanto al rispetto della figliuola, nonmi marauiglio, che il Cran Signore non vi ba-dasse: perche questi Principi barbari, con vnaattion simile, pretendono di far più tosto vtilealle figliuole, che danno; facendole heredi, senon in tutto, almeno in gran parte, delle rob-be confiscate de' mariti vccisi; e dandole subitoin matrimonio ad vn'altro, onde esse hanno po-ca occasione di curarsene: tanto più, che le Sul-tane i loro mariti gli tengono come serui, e sitrattano eſſe come padrone; in ſegno di ciò por-tando ſempre alla cintura vn pugnale al lor mo-do gioieliato, quasi insegna di dominio; e nonpermettendo, che i mariti loro habbiano, nonche altre mogli, ma nè pur pratica in caſa conaltre concubine, nè schiaue, almeno, che elleſappiano. Il giorno ſeguente alla morte di Na-sùh, fù subito assunto al carico di Primo VezirMuhammed Bascià, genero egli ancora del GranSigno-