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1 (1650) La Turchia
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Lettera 2 da Costantinopoli.126seruidori, che non facesse così, che il simile vngiorno haurebbe potuto succedere anche a loro;rispose egli, che poco se ne curaua; e che quando egli fosse stato morto, haurebbe hauuto a ca-ro, che tutti i suoi ancora fossero andati al Dia-uolo. Finalmente il Gran Signore tanto l'istigò,con promesse, con giuramenti di perdono di tut-to'l paſſato, e con dargli la ſua ſecondagenita permoglie; la quale ſe ben di pochiſſima età, e nonatta perciò a conſumare il matrimonio, pur tut-tauia douea consegnarglisi, e come moglie an-dare a viuere in casa di lui; che all'vltimo l'in-duſſe a tornare alla Corte, con animo veramen-te di farlo morire: ma, venuto che egli fù, sep-pe far tanto, con le giustificationi, che fece del-le sue attioni passate, e con gli aiuti potenti del-la Sultana sua suocera; la quale egli imbarcò, diaiutarla co'l tempo ad introdur nella successionedel Regno il figliuolo del Gran Signore secondo-genito, che era nato di lei, e suo cognato; chenon solo hebbe veramente il perdono, e si can-cellò ogni memoria de' paſſati delitti, ma arri-uò a viuere in tanta gratia del Principe, che co-mandaua assolutamente; & era ridotto a tale,che quando al Gran Signore erano dati memo-riali con querele contro di lui, gli mandaua a luistesso, che gli spacciasse. In somma era padro-ne,