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1 (1650) La Turchia
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Lettera 2. da Costantinopoli.116quì si costuma, di scerbetti ò beuande per la suaindispositione; ne' quali, se bene alcuni dissero,che vi foſſe veleno, tuttauia da i piu ſi crede, chenò. Hauendo poi saputo, che Nasùh staua inpiedi, se ben diceua di star male; mandò a dirgli, che voleua andare a visitarlo in casa, e vede-re anche la Sultana sua figliuola: e questo, ò co-me dicono alcuni, a fine di necessitarlo in ognimodo ad vscir di casa per venirgli incontro; opur, come io credo piu tosto, e si conferma dall'effetto, per assicurarlo maggiormente. Pocodopo, fatto auuisare, che egli veniua; in vecesua, che non venne altrimenti, in vn cocchio ser-rato, in quel modo a punto, che suole andare ilGran Signore, quando và in qualche luogo in-cognito, mandò il Bustangì bascì, che è il Capode Giardinieri, vfficial principale in questa cor-te, con molta gente de' suoi: il quale, entrato incasa, e lasciati tutti gli altri in diuersi luoghi delpalazzo di Nasùh, e particolarmente alle porte;andò dentro alla camera di Nasùh, con circa ot-to de' suoi huomini: e domandato da Nasùh, chec'era di nuouo? che coſa voleua? ſe c era qualchemala nuoua per lui? rispose, che niente: ma chesolo portaua vn comandamento del Gran Signo-re, nel quale comandaua, che egli restituisse ilsigillo regio, solito a tenersi dal primo Vezir, conche