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1 (1650) La Turchia
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Lettera 2. da Costantinopoli.2Napoli; doue i corpi infermi di cento malattiesogliono guarire; e doue Galeno, fin da Grecia,mandaua i malati, nell'aria di Stabie, a risanar-si? Di più, le strade, che come dissi in Costan-tinopoli sono cattiue, e mal praticabili (se beneanche questo è per negligenza de' Turchi; checon poca fatica si ridurrebbero buone, se vi at-tendessero) in Napoli, che ancor'essa non è giàtutta piana, son così ben fatte, che fin nella piùalta cima di Pizzo falcone, che è pur'alto assai,vi vanno le carrozze tanto facilmente, che par,che sempre caminino per piano. Il sito, che inNapoli na tante varieta, di monte, piano, colli,valli; e sù'l mare, piagge, scogli, punte, seni,isole; & in somma tutte le diuersità di sito, chepossa formar la Natura in mare, & in terra, invna occhiata, dal palazzo di Pizzo falcone giran-dosi attorno vi si vedono; qui in Costantinopolinon è così vario. Perche in terra, non c'è vnamontagna grande, come quella di Somma; senon guardiamo al monte Olimpo in Asia, seigiornate lontano: non c'è vna pianura così egua-le, nè così ornata, come quella di Poggio Rea-le; e quella della strada, che và a Capoa: & inmare, non ci sono isole, che si scorgano dallacittà, se non molto da lungi: non ci sono queiscogli delitiosi: e doue a Posilipo, dopo le ventiho-