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1 (1650) La Turchia
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trancsirid.ne, e.ten.nonivecdentiannocunodel

De 25. di Ottobre 1614.81ancora quel Palazzo, ò, per dir meglio, Castel-lo, che ſi chiama le Sette Torri; e ſta sù'l mare,in quel confine della Città, che fà angolo, douesi vnisce il lato, circondato dal mar della Pro-pontide, a quello della terra ferma. Serue hogi questo luogo, che, a guisa di fortezza, dalletorri che hà intorno prende il nome, e di conti-nuo è guardato, per delitiosa prigione di alcunihuomini grandi, che, ò per esser mandati da Prin-cipi lor parenti, ò da altri, in ostaggio al GranSignore, ò per altro simile rispetto politico, con-uenga tenere iui ristretti, senza far loro altro ma-le: non vi mancando appartamenti, con abbon-danza di camere e sale e ciò che bisogna, doue achi colà dentro viue, fuor della libertà, nientealtro manca. Il palazzo poi, doue hoggi il GranTurco tiene la reggia, sta nell'altro confine della città, nella punta di quell'angolo, che sporgepiù in mare incontro alle rouine di Chalcedo-nia, doue propriamente vogliono tutti gli Scrit-tori, che fosse l'antico Byzantio. Dicono, cheera già conuento della Chiesa di Santa Sofia; mahoggi è diuiſo da quel tempio; il quale, ſe ben efatto Meschita, ritiene nondimeno il nome an-tico: però quelle habitationi grandi, che eranode' monaci, le hanno conuertite in palazzo rea-le, chiamato hoggi volgarmente il Serraglio;che,