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1 (1650) La Turchia
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80Lettera 2. da Costantinopoli.nè impediscono affatto, che a chi vogliono, nonsi possano far conoscere. Vanno esse tese, e drit-te come pali; con le mani messe, per nasconder-le, in certe fessure della veste esteriore, che han-no dinanzi, a guisa de' nostri borsellini; e conle braccia inarcate in fuori, che paiono tantimanichi di orcioletti. Quando incontrano al-cuno di noi altri stranieri, con chi sanno di po-tere vsar più libertà, quasi che la folla a ciò farle coſtringa, ci danno degli vrtoni co'l gomito:noi, se son belle, facciamo altrettanto, e si ride:non ſi manca di dir tal volta delle parolette, e difare altre frascherie; e così bel bello si và facendodelle amicitie. Ma, tornando alle fabriche, nonsono delle inferiori in Costantinopoli, gli allog-giamenti de' Giannizzeri; che son pur due, ī vec-chi, & i nuoui, a guisa di due gran conuenti:doue tutti i Giannizzeri, che non hanno moglienè casa (quali son la maggior parte) hanno ha-bitatione, e da mangiare; viuendo ciascuno sot-to i suoi capi, in compagnia degli altri della suasquadra. Son fabriche grandi, in luogo oppor-tuno, con ogni sorte di commodità; e credocerto, che siano fatte da' Turchi, perche sono amodo loro, secondo'l loro vso; se pur gl'Impe-radori Greci ancora non ve le haueuano, il chenon sò. Frà le fabriche grandi, si deue riporreanco-