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1 (1650) La Turchia
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De'25. di Ottobre 1614.79se trà le fabriche antiche de' Greci io debba nu-merare, ò pur trà le moderne de'Turchi, i dueBezistèn, nuouo e vecchio, ouero Bezazistàn,come altri vogliono, che si dica. Questi sonodue luoghi grandi, a guisa di due piazze non pic-cole, circondati intorno da mura, che si serranocon porte, e sopra coperti tutti in volta con molte cupole; reggendosi le volte sopra vna quanti-tà di pilastri assai grandi, con buon ordine in-sieme disposti, che per lo modello, e per la qualità della fabrica, mi fanno credere che più tostoda' Christiani già, che da' Turchi, siano statifatti. Comunque sia, i Turchi hora se ne seruo-no per mercati di coſe pretioſe; che queſto a punto ſignifica il lor nome. È occupato tutto lo ſpa-tio loro da artefici, e da riuenditori, che vi ten-gono i lor banchi, e credenzoni, a guisa di bot-teghe; e vi ſi vende ogni ſorte di coſe di prezzo,come vesti, drappi, libri, ornamenti d'oro, ed'argento, e ciò che più di bello nella città ſi tro-ua. Vi è perciò grandissimo concorso di gen-te, particolarmente la mattina: e noi altri vi andiamo ſpeſſo, per veder delle Dame Turche, chea stuolo vi passeggiano, ò per comprare, ò, co-me io credo, piu tosto per esser vedute, quantocomportano i veli, che ricuoprono loro la fac-cia: i quali però non celano sempre gli occhi,ne