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1 (1650) La Turchia
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78Lettera 2. da Costantinopoli.Giustiniano non sia più in essere: anzi, che alsuo tempo ne vide distruggere il piedistallo, chesolo infin all'hora ve ne era rimaso: e dal sitodelle regioni antiche della città, e dal posto diDe Topogr. essa, prouando chiaramente, che la colonna bru-Const. l.3.cap.3ciata, di cui parlo, sia quella di porfido, sopradella quale Costantino eresse quella sua bella sta-tua di bronzo, che cadde poi e ſi fece in pezzi,gittata giù da vn vento impetuoso, al tempo diAlessio Comneno. Vicino a questa colonnaDe Topogr.(che è vno de' contrasegni, che il Gillio addu-Const. 1.3.c.3.c.4.ce con l'autorità di Socrate historico, per la cer-tezza del riconoscerla per tale) a me ancora fùadditato il luogo, doue Ario crepò, e gittò leinteriora, mentre staua scaricando il ventre, perle orationi di quel santo Vescouo Alessandro, co-28. di Ago.me habbiamo nel Martirologio; doue il Baroniostog.cita anche San Gregorio Nazianzeno, che lo ri-ferisce. Ci sono finalmente, di antichità, le re-liquie di vn palazzo, che chiamano di Costanti-no: e stà in vn confine della città verso la terraferma, in alto assai, che dal mare, e dal porto siscuopre. Hoggidi della fabrica resta poco, & èabbandonato; seruendo solo vna gran sala chevi è, & altri suoi luoghi coperti, per fabricaruile haste, & altri legnami, che bisognano a i pa-diglioni, le quali cose iui si lauorano. Non sò,