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1 (1650) La Turchia
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De'23. di Agosio 1614.21castro di mala gratia, barbier del vascello, chesolo con toccarmi il polso, essendo sano, m'ha-uerebbe fatto ammalare. Con questa confusio-ne, che raccontato a V. S. partimmo da i lididi Venetia: doue, prima di far vela, per ischi-uare il pericolo d'alcune ſecche di quei luoghi, necessario, secondo'l solito, far rimorchiar lanostra naue per vn pezzo da trentatrè barche,piu grandi che feluche, a otto remi l'vna: lequali, guidate da vn'huomo diputato a questodalla Republica, per habito e per aspetto vene-rando, ci tirarono più d'vna grossa hora con tan-ti gridi, e con fatti modi, che io ne preſi gran-diſſimo piacere. Finalmente giunti in luogo ſi-curo, facemmo vela, e cominciammo a cami-nare, con mar tranquillo, ma con vento cosìpoco fauoreuole, che fummo costretti a naui-gar tutto'l golfo sempre in volte, tramando co-me vna tela dalla Italia alla Schiauonia; che peresser lo spatio angusto, prima d'uscir di, cre-do che girassimo da vna riua all'altra più di ven-ticinque volte: & 10 sempre che vedeua le riuedel Regno di Napoli, le salutaua con affetto, in-sieme con chi viue in quei paesi. Vsciti dal gol-fo, doue penammo molti giorni, hauemmopoi più facilità, per essere il mare più largoda volteggiare, già che il vento, tuttauiacon-