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1 (1650) La Turchia
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VII

Lettera 18. da Baghdád778tro; e deue esser così ridotta dal tempo, e dalvenir da luogo troppo lontano. L'altra si chia-ma propriamente Ain-el-Hamàm, cioè Occhiodi Colombo, perche il ſeme che ſi vende (cheseme pare a me questo che mando) si assomigliaad vn occhio, e forse ad occhio di Colombo, co-me V. S. vedrà. Che cosa sia, non; ma te-niamo che sia seme di qualche fiore. Però, co-me detto di sopra, a chi domanderà sempli-cemente Hamama, daranno vna di queste due,e per Hamama non conoſcono altro.Feci anche diligenza del Cinnamomo, e ſperaua di trouarlo; perche vn Medico Ebreo midisse, che vn suo libro in Ebraico, e credo diAuicenna, diceua, che quel che i Latini dico-no Cinnamomo, gli Arabi chiamauano Casa-bet-edderira, ò Casab-edderira, della qual cosadiceua l'Ebreo trouarsi in Baghdad. Ma io vo-lendola vedere, trouato che non è quel cheio pensaua: ma che il Casab edderira, che si tro-ua in Baghdàd, e che conoſcono hora gli Arabi,è questa sorte di cannuccie che V. S. vedrà, lequali saputo che vengono da vna città dell'In-dia, chiamata Dio, doue l'adoperano per medi-cina nelle febri, e la chiamano, se ben mi ricor-do Criata: ma per esser, come V. S. sentirà,molto amara, non mi par possibile, che sia Cin-na-

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