II
Lettera 18. da Baghdad772hanno da venire: il che sarà, ò domani, ò poſdomani, & in somma non puo andare in lun-go. In questi giorni che mi son trattenuto inBaghdad, mi son venute alle mani certe cose cu-riose, che, volendone far parte a V. S., mi handato occasione di scriuer quest'altra letterina.Le mando dunque incluſe in queſto piego: cioèmando di ciascuna vn poco di moſtra, e ſono leinfrascritte.In prima, vna radice odorifera, che hò spez-zata in pezzi, per poterla accommodar qui den-tro: della quale se ne troua più grossa, e più sot-tile, ma gl'intendenti delle droghe mi diconoche di grandezza, e grossezza, sotto sopra, è si-mile al Riobarbaro. Viene questa radice daTartaria, e la portano quei medesimi che por-tano il Muschio; e la chiamano, tanto in lin-gua Arabica, quanto nella Turca e nella Persia-na, Sonbòl Chataii, cioè Sonbòl del Cataio.Scriuo la lettera N innanzi al B, contro le no-stre regole, perche nelle lingue loro così và.Credo che la chiamino Sonbòl, perche Sonbo-lè vuol dire Spiga, onde anche Sonbolè si chia-ma lo Spigo Nardo; al quale forse perche que-sta radice si assomiglia di odore, la chiamanoSonbòl, aggiungendo Chataii, perche viene dalCataio, & a differenza del Sonbolè Spigo Nar-do.
b.rem
tie