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1 (1650) La Turchia
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XIII

Lettera 17. da Baghdad768guerra, che è nato, secondo hoggi s'intendein questi confini: perche il Ministro che gouer-na di, hauendo saputo che questo Bascia li-centiato certe militie forestiere che haueua; èvſcito con cinque ò ſei mila huomini a dannegiar le Terre de' Turchi: contro'l quale si met-te in punto adesso di vscire anche questo Basciàin persona, e lasciar l'impresa degli Arabi. Tut-tauia ci sono più strade, & vna sola che sia sgom-brata d'armi, a me basta per passare; e forse an-che, ò le armi si quieteranno, ò pur frà le armistesse ci sarà passo. Prima che io habbia occa-sione d'inuiar questa lettera, e che la chiuda,saprò meglio il tutto, e qui sotto ne darò piùcerto auuiso. In tanto finisco, baciando le ma-ni a V. S., al Signor Coletta, al Signor Andrea,& a tutti gli altri amici, hoggi li dieci di De-cembre 1616. Da Baghdàd.I Persiani hanno fatto il diauolo: cioè, hannosaccheggiato vna villa grossa chiamata Mendelivicino a Baghdàd trè giornate; preso vn castel-lotto che vi era con muracci di terra; ammazza-ti quaſi tutti i ſoldati, che ſtauano dentro; me-nate via tutte le genti e robbe; e la villa, si stain dubbio, se l'habbiano abbandonata, ò purfortificata con grosso presidio per tenerla. Que-sto Bascià all'incontro, non in persona, come sipen-

touercon ceornar.ha