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1 (1650) La Turchia
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Tass. Gier.liber.cant.i.

Lettera 17. da Baghdad754proprio. Dallo spesso reiterar di questi ragiona-menti, nacque in me vn desiderio grande diconoscer di veduta persona così degna; e quan-do ben per altro non fosse bisognato, solo perquesto haurei intrapreso il viaggio di Baghdad;e propoſi di fermarmici a queſto fine qualchegiorno. Il desiderio, in breue, fù padre di qual-che amore; il quale, a pena nato, conformeal suo costume,Già volò grande, e già trionfò armato.Non era ancora giunto all'Eufrate, quando l'ani-mo mio, secondo'l solito impatiente & impe-tuoso negli affetti, già bolliua. Non vedeual'hora di attrauersar la Mesopotamia, di arriua-re al Tigre, e di andare a pascer gli occhi diquel che imaginaua douere a loro piacere. Laprouidenza diuina, la quale andaua in tantodisponendo le cose, fece sì, che il padre dellaSignora Maani, auuisato innanzi con lettereda quell'esaggerator delle bellezze di lei dellamia venuta, e delle qualità della mia persona(di quali persone, da parti sì lontane, rare vol-te in quella città soleuano vedersi) fù il primo,che vna lega fuori di Baghdàd, vn giorno pri-ma che io vi entrassi, mi venne ad incontrare;offe-

Déferend